Effetto Melfi sui Consumi dopo il rilancio della fabbrica – la ripresa viaggia in auto

Da A&F di La Repubblica del 18/05/2015:

 

Melfi l’auto è tornata ad essere uno status sym­bol. A Melfi ci sono operai che girano con il primo modello di Jeep costruito fuori dagli Stati Uniti. A Mel­fi si celebra il riscatto della fabbrica automobilistica. Doveva finire nei paesi a basso costo del lavoro, lascia­re gli opulenti pachidermi  industrializzati  dell’Occi­dente, e invece sta guidando la gracile ripresa italiana. Ad aprile gli acquisti nei supermercati lucani sono cresciuti di circa il cinque per cento, più del doppio ri­ spetto alla ricca Lombardia . Il porto di Civitavecchia , da dove partono le navi con le vetture fabbricate in Ba­silicata dagli operai italiani e destinate ai mercati nordamericani,  si  sta  rapidamente  trasformando  nell'”hub” italiano del settore automotive.

L’armatore napoletano Manuel Grimaldi ha ordinato cinque nuove navi per condurre (per la prima volta con una linea diretta in tredici giorni di viaggio) ai porti di Baltimora e Halifaxle auto del Made in italy. Ad Agosto 1000 dei 1500 giovani assunti dalla Fca (Fiat Chrysler automobiles) con contratto interinale dovrebbero firmare il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti previsto dal Jobs Act. Si stima che per ogni posto creato direttamente dall’industria dell’auto ce ne siano non meno di cinque nell’indotto, tra i fornitori delle migliaia di pezzi, ad alta tecnologia e meno, che finiscono dentro un’automobile. A Melfi lavorano in ottomila, con l’indotto si arriva a circa 12 mila persone impiegate direttamente o indirettamente nelle tre linee di montaggio per la Jeep Renegade, la 500 X e la Grande Punto. Sono per oltre il 60 percento fornitori italiani e quasi la metà (il 47%) meridionali che producono all’interno dell’area della Sata. Aziende che si sono adeguate al cambiamento, all’innalzamento della qualità imposto dal passaggio da modelli come la Punto ai Suv per il mercato statunitense. E’ il circolo virtuoso che può mettere in campo una multinazionale, ma soprattutto è il circolo virtuoso degli invetimenti che producono più lavoro e più consumi.

Nella Piana di San Nicola di Melfi la Fiat, allora di Agnelli e Romiti, ci arrivò all’inizio degli anni Novanta. Cercavano un “prato verde” su cui innestare una cultura industriale sfruttando i mega incentivi per gli investimenti nel Mezzogiorno e la collocazione geografica (con buona dotazione infrastrutturale) ideale tra il Tirreno e il Mediterrraneo, non lontano dagli stabilimenti fornitori di motori, Termoli e Pratola Serra. Più di vent’anni dopo la fabbrica della Sata (società del gruppo Fca che gestisce l’impianto) è rimasta fuori da Melfi, non solo in senso geografico. Meno del 10 per cento degli addetti, infatti, è residente a Melfi che continua ad avere intorno ai 18 mila abitanti. Gli altri vengono dai Comuni della Basilicata, della Puglia, della Campania, della Calabria in minima parte.

A Melfi siamo ormai alla seconda generazione di operai. Padri e figli assomigliano per tanti versi, anche se il metalmezzadro non c’è più. Gerardo Evangelista, è entrato nel ’93 alla Fiat, aveva vent’anni, un diploma di perito agrario, figlio di operaio emigrato a Sotccarda in Germania. Oggi è il segretario della Fim-Cisl della Basilicata, ma per quasi due decenni ogni giorno si è fatto 220 chilometri in Pullman per andare da Tricarico a Melfi. “Così – dice – si è formata una sorta di fabbrica virtuale in ogni paese”. Ciascuno legato alla propria dimensione territoriale. Anche Rocco Soldo, 31 anni, ingegnere con specialistica in logistica, si fa un’ora e un quarto di strada per arrivare a Melfi dalla provincia di Matera. E’ uno degli ingegneri che ha accettato la fatica della linea: “partire dal basso – sostiene – è un progetto vincente”.

L’operaio pendolare ha così distribuito intorno a un raggio di oltre 100 chilometri l’ultimo “effetto Melfi” in una regione che ha il record nazionale della dispersione demografica: 58 abitanti per ogni chilometro quadrato. E’ dunque avvenuta una redistribuzione del reddito che ha prodotto l’impennata dei consumi. Qui si guadagna in media più di 1500 euro netti al mese. C’è chi supera i duemila euro. La fine della cassa integrazione e la ripresa produttiva a pieno ritmo ha generato fiducia. E acquisti. Dice Francesco Pugliese, Amministratore Delegato di Conad: “C’è una correlazione evidente tra il calo della disoccupazione in alcune regioni e l’aumento degli acquisti nei supermercati. Un medesimo effetto viene determinato dal rientro al lavoro dei cassintegrati. In Basilicata giocano più fattori: c’è l’annuncio della Fiat ma anche il rientro della cassa integrazione di lavoratori Barilla”. Azienda, quest’ultima, che si è insediata nella piana di Melfi ancora prima della Fiat.

Il Sindaco di Melfi Livio Valvano, socialista, finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta su appalti sospetti e poi rientrato in attività, è arrivato a rivolgere un appello ai proprietari di seconde case perché le affittino a prezzi contenuti ai nuovi operai. Solo nel centro storico ci sono circa mille abitazioni vuote. “Melfi – ha scritto il sindaco – deve accogliere i lavoratori dell’area industriale, con i servizi, con la qualità del centro urbano e anche con gli affitti contenuti, più bassi di quelli che si registrano”.  Poi ha lanciato il bonus affitti: 150 euro al mese per tre anni, per gli affittuari di case in periferia e 250 euro per quelli nelle case del centro storico. Ai proprietari – dice – “zero Tasi, zero tasse rifiuti. Obiettivo rendere competitiva la città”. Dove sono già arrivati circa 500 operai “in prestito” da Pomigliano e Cassino. Uno ha anche scritto al sindaco per ringraziarlo dell’accoglienza con tanto di pezzo finito sulle cronache locali della Gazzetta del Mezziogiorno.

Alla Sata si lavora 22 turni alla settimana. Vuol dire che la fabbrica non chiude mai se non mezza giornata di domenica per la manutenzione. Aperta notte e giorno. E’ come un impianto siderurgico o chimico a ciclo continuo. Probabilmente nessuna altra fabbrica d’auto al mondo ha questi ritmi. La scorsa settimana è stato raggiunto il picco produttivo: sono usciti 1.500 pezzi. L’obiettivo è 400 mila auto per il 2015 contro le 120 mila del 2014. L’adozione del World Class Manufacturing (Wcm), al cui adattamento hanno partecipato pure alcuni team leader delle squadre operaie, ha notevolmente migliorato le condizioni di lavoro, si fanno più cose, si fanno meglio, stancandosi meno. L’ultimo incidente sul lavoro risale al 20 Aprile del 2011 come segnala l’enorme display collocato iall’ingresso dell’impianto.

L’età media dei 1.546 nuovi assunti è di 25 anni. La Fca sta sperimentando (è la prima volta che si fa) l’inserimento nelle linee produttive degli ingegneri. Ce ne sono più di quaranta. Se vuoi alzare la qualità devi alzare anche gli skills (cioè le conoscenze) della manodopera. Il tasso di sindacalizzazione è in media con quello del pianeta Fiat, circa il 50 per cento. Un’inchiesta della Fim-Cisl ha denunciato il forte stress continuo cui è sottoposto il lavoratore con l’adozione del Wcm; in una bacheca virtuale della Fiom-Cgil (che non ha sottoscritto gli accordi con la Fiat di Sergio Marchionne) “Ape operaia” ha scritto: “Siamo come i salmoni che risalgono la corrente quando cerchiamo di recuperare la postazione; siamo i robot instancabili che non devono conoscere le festività; siamo i topolini di un nuovo esperimento. Siamo le fortunate operai di Melfi”.

Sul piazzale di Melfi si sono accumulate negli ultimi giorni centinaia di Jeep e 500X per colpa di uno sciopero dei ferrovieri tedeschi. Due treni a settimana partono per la Germania, due per la Francia, due per Torino e due per verona. Ogni giorno partono da qui 100 bisarche con circa 800 vetture. Nella logistica sono impiegate 130 persone.

Da marzo la parte più importante del trasporto è affidata ai cargo di trenitalia. Ne partono due al giorno con destinazione Civitavecchia, il porto che si è trasformato per venire incontro alle richieste della Fiat. E’ stato sottoscritto una sorta di contratto di programma “Abbiamo rispettato i patti e i tempi. Abbiamo mantenuto le promesse, abbiamo investito risorse” spiega Pasqualino Monti, Presidente dell’Autorità Portuale di Civitavecchia Fiumicino e Gaeta. Il porto diventato un hub logistico  per l’industria dell’auto. E si sta preparando (sono stati investiti anche per questo 52 milioni di euro) alla ripresa produttiva di Cassino da cui arriveranno Alfa Romeo destinate al Nord America. Alla banchina di Civitavecchia (ci sono 150 mila metri quadrati di piazzale) si registra un vero boom delle autovetture nuove: + 128%. Vuol dire anche più lavoro: ci sono circa 500 persone impiegate nelle operazioni di scarico dai treni e poi di ricarico delle auto sulle navi. Nel 2011 nel porto laziale lavoravano intorno ai 5.000 addetti, oggi quel numero è salito a 6.800.

Nella lunga filiera nazionale dell’auto rianimata da Melfi manca però L’Ilva di Taranto. Da qui arrivava il 6o per cento dei coils necessari a costruire la scossa delle auto. In mancanza dell’acciaio tarantino, Fca si è rivolta ai produttori coreani. Il costo complessivo è rimasto sostanzialmente invariato ma in questo caso è il lavoro italiano che rischia di pagarne le conseguenze.

 

Consulta l’articolo originale

Potrebbero interessarti anche...