Monti: «Torno in pista, senza rancori» / INTERVISTA

Genova – Ha dovuto aspettare dieci mesi prima di tornare in pista in un porto: dalle dimissioni a Civitavecchia («per senso di responsabilità») a Palermo. In mezzo c’è il purgatorio di Pasqualino Monti, ora terminato. La strada della rivincita dell’ex presidente dell’associazione degli scali italiani passa dalla Sicilia (“Ci sono grandi opportunità”) e dal rilancio di Assoporti.

Contento della destinazione?
«Certamente. La Sicilia è un’area strategica per il Paese sia a livello commerciale che politico. Qui si possono realizzare progetti importanti».

Ha passato 10 mesi in purgatorio, con che spirito scende a Palermo?
«Lo stesso, immutato. Sono un manager pubblico e per me questo vuol dire operare al meglio per il territorio e per l’istituzione che amministro. Vorrei comunque sottolineare che oltre a Palermo la nuova Authority di Sistema comprende anche altri scali importanti: Trapani, Termini Imerese e Porto Empedocle».

Come intende agire?
«Con quattro cifre stilistiche che ho sempre adottato e che porterò anche nella nuova avventura: azioni concrete, rigore, trasparenza e rispetto delle norme».

È il “modello Monti”?
«Guardi, nei mesi scorsi ho scelto la strada del silenzio, della riflessione e mi sono dedicato alla scrittura. Molti invece pontificavano sui presunti modelli ai quali dovrebbe uniformarsi tutta la portualità italiana».

Parlavano a sproposito?
«Quando dimostreranno di saper realizzare quanto è stato compiuto a Civitavecchia, allora quei modelli risulteranno validi. Da scalo mal collocato al centro del Tirreno, lo abbiamo trasformato in porto con uno sviluppo record di traffici, occupazione e ritorno per il territorio».

A Civitavecchia però non tutti le volevano bene…
«Voglio dirlo chiaro: è storia passata, l’ennesima prova di una macchina del fango che può, in qualsiasi momento, mettersi in moto e incrinare in modo irreparabile il rapporto fra lo Stato e i suoi servitori. Per fortuna restano i fatti positivi della mia gestione con il porto proiettato verso il successo. Da quella vicenda emerge chiara anche la prova della mia integrità e la piena comprensione nella gente di Civitavecchia di quello che è accaduto e di quanto ho dovuto subire: prima o poi qualcuno sarà chiamato a rispondere».

C’è stato un momento in cui sembrava che quelle vicende potessero fermare la sua carriera…
«Guardi che ancora oggi c’è qualcuno che riprende vecchi articoli pensando di screditarmi. Ma queste persone non si preoccupano però di verificare se le tante denunce firmate sempre dagli stessi soggetti, indirizzate a tutti gli organi dello Stato, abbiano mai avuto un seguito giudiziario: chi getta fango non ha alcun interesse a verificare che ho una fedina penale specchiata e che altri sono chiamati a rispondere di diffamazione aggravata».

Cosa ha fatto in questi mesi?
«Ho pensato, riflettuto sul nostro sistema portuale e ho scritto un libro sulla mia esperienza di manager pubblico che uscirà per Mondadori».

Ha pensato anche ad Assoporti?
«Certo. Assoporti ha nominato un nuovo presidente, un tecnico validissimo, quando ancora mancavano all’appello tre presidenti la cui nomina, inclusa la mia, si stava ancora perfezionando. Hanno ritenuto, legittimamente, prioritario il cambio al vertice rispetto ad un progetto operativo condiviso da tutte le Authority».

Il rapporto con il ministero è buono?
«Il ministro Delrio si è comportato nei miei confronti da gentiluomo. Lo ringrazio. Mi impegnerò a dare il massimo per ripagare la sua fiducia».

Dopo 10 mesi di limbo non ha sassolini nella scarpa da togliersi?
«Avrei macigni, non sassolini. Ma anche in questo nostro difficile e complesso Paese, i nodi e la verità prima o poi vengono al pettine. Tutti sanno chi gioca o ha giocato partite nell’esclusivo interesse personale. Ma non voglio recriminare o cercare vendette. Adesso voglio dedicare le mie energie alla Sicilia».

A proposito: su cosa puntare?
«Su tutto: sia sulle merci che sui passeggeri. Le crociere così come le autostrade del mare possono rappresentare due dei driver della crescita. Ma non sono gli unici fattori…La sfida è appena iniziata».

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