Pasqualino Monti: “Sinergia fra istituzioni e investimenti ingenti”

di Francesco Sanfilippo
Forum con Pasqualino Monti, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale

Lei si è insediato da pochi mesi. Quale idea si è fatto dei porti della Sicilia occidentale che ricadono sotto la giurisdizione dell’Autorità di sistema?
“Pur avendo grandi potenzialità, il porto di Palermo sembra quello di Tunisi del 1970: fattura appena 9 milioni l’anno e per rilanciarlo servirebbero investimenti per quasi 200 milioni, più un’altra decina per i porticcioli turistici. Il porto di Trapani ha un Piano regolatore del 1960, Porto Empedocle ha bisogno di interventi massicci, a Termini Imerese sono fondamentali i dragaggi. Ma soprattutto è indispensabile che ci sia sinergia tra le istituzioni e che i territori mettano da parte ogni forma di campanilismo”.

 
 
Dal punto di vista degli investimenti, quali sono i vostri progetti per i prossimi tre anni?
“Credo molto nella funzione dell’Adsp del mare di Sicilia occidentale di rinnovare, con coraggio, il rapporto tra porto e città. I nostri scali, Palermo, Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle, devono diventare più belli attraverso le azioni di riqualificazione e restyling che, con priorità, vogliamo portare avanti. I porti del lato Ovest hanno potenzialità straordinarie di sviluppo nel settore delle crociere, come in quello delle autostrade del mare, della cantieristica, dei marina yachting e, più in generale, della blue economy. In questo scenario, complesso ma affascinante, sono chiamati a recitare la loro parte, facendo decollare in modo adeguato l’offerta turistica, ambientale, paesaggistica e culturale siciliana, attraverso una crescita migliore, basata su nuovi elementi e concetti. Non mancheremo di sostenere in maniera forte e decisa lo sviluppo di Fincantieri per farne, a Palermo, il centro di riferimento del Sud Italia. Inoltre, grazie al Provveditorato delle Opere pubbliche, abbiamo sbloccato il contenzioso con la società Socostramo. La transazione è attualmente all’attenzione del giudice, che poi la invierà all’Avvocatura distrettuale dello Stato, ultimo step. Ritengo importante la collaborazione con la Gesap: noi lavoriamo perché Palermo diventi sempre più ‘home port’, permettendo ai crocieristi di iniziare e terminare il viaggio nel nostro scalo. In tal modo, il turista potrà raggiungere Palermo in aereo, pernottare, visitare la città per poi imbarcarsi su una nave da crociera, creando un indotto diverso e più consistente”.
 
Quale modello ha in mente per rilanciare il porto palermitano e metterlo nelle condizioni di operare meglio?
“L’esempio che ho in mente è quello di Civitavecchia, dove da 200 milioni di fatturato l’anno siamo passati a un miliardo e 200 milioni. Ciò ha permesso di incrementare i lavoratori a tempo indeterminato da 700 a 6.800. La stessa via, con le dovute proporzioni, voglio percorrere qui: occorrerà tempo e non mancheranno i disagi, ma almeno ci proveremo”.
 
Che iniziative promuoverete per l’incremento del settore turistico?
“I primi progetti da mandare avanti riguardano Sant’Erasmo, con una riqualificazione in stile Cala: interventi a bassissimo impatto, strutture leggere e temporanee, senza espellere i pescatori ma integrandoli alla nuova vita, contribuendo così alla riqualificazione di tutta un’area importante e delicata, come quella che si allunga fino a Villa Giulia. Analogo lavoro va fatto, successivamente, all’Arenella e all’Acquasanta, ricostruendo il rapporto, oggi sconnesso, con le borgate che ospitano i porticcioli. Va ricostruita l’economia di queste porzioni della città, basata non soltanto sul diporto, ma anche sulla piccola pesca, sul tempo libero, sul godimento del paesaggio. A Palermo si è lanciato il bando per un concorso di idee destinato alla comunità internazionale dei progettisti per la realizzazione del nuovo terminal crociere al Sammuzzo e del terminal polifunzionale al molo Piave che, oltre a sostituire gli attuali sili che saranno abbattuti perché non più coerenti con la nuova immagine del porto, accoglierà gli uffici al momento allocati negli edifici che oggi costituiscono una barriera su via Crispi. Nessun impedimento visivo, dunque, ma una passerella con la parte in cima percorribile, un affaccio sul mare che non interviene sulla vita marittima”.
 
Quali sono gli asset su cui puntate di più?
“Se ragioniamo sugli investimenti prioritari da realizzare, tra le prime necessità individuerei i dragaggi, che riguardano sia il porto di Palermo che quelli di Termini Imerese, e le infrastrutture ricettive necessarie a passare da un concetto obsoleto di porto a quello di scalo moderno e accogliente. Poi tutto quello di cui abbiamo già parlato. L’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale ha appena iniziato una fase nuova e lavora a una nuova pianificazione per consentire un futuro diverso ai porti di Palermo, Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle, identificando strade comuni e complementari, per accrescere il valore aggiunto che i nostri scali possono dare all’industria crocieristica. Fra qualche anno, tutto cambierà”.
 
 
Ci sono innovazioni che prevedete nei vostri uffici?
“Nella nuova pianta organica abbiamo inserito un ufficio Anticorruzione, legalità e trasparenza e scelto dall’elenco dell’Organismo indipendente di valutazione una figura di magistrato come Leonardo Agueci, da anni impegnato nella lotta alla mafia, per lanciare un messaggio forte in questa direzione. L’Oiv si occuperà di anticorruzione, legalità e trasparenza, così come previsto dalle linee guida ministeriali. Quest’organismo è necessario poiché, quando un Ente usufruisce di risorse dello Stato, bisogna vigilare per un corretto utilizzo. Siamo in una fase nella quale il mercato dello shipping premia chi ha idee innovative per rispondere all’esigenza di mercato. Del resto, credo fermamente che la Sicilia non abbia ancora manifestato tutte le sue potenzialità nell’offerta turistica”.
 

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